Che meraviglia le riprese del Tour de France

Anche quest’anno è una prerogativa della RAI Radiotelevisione italiana cercare di essere all’altezza, per il tramite dei propri commentatori specializzati, delle sempre strepitose riprese della regia (francese) del Tour de France. Anche delle corrette tempistiche negli inserti pubblicitari non fanno male a questo confronto fra due modi, l’italiano e il francese, di intendere la televisione pubblica, molto lontani, quasi opposti nelle serate di varietà ma, per questi pomeriggi sportivi, in sinergia.

Le riprese aeree, in particolare, non hanno eguali in alcuna manifestazione del genere. E non sarà naturalmente merito solo del tipo di coltura delle campagne d’Oltralpe, del loro modo in qualche misura coscienzioso di alternare colori, rilievi e distese di pascoli. C’è un’intenzionalità forte in ogni cambio di inquadratura, e quasi nulla è lasciato al caso, anche se solo all’inatteso è affidato il capolavoro, che sia una moto che inchioda, ahimé, per soccorrere, senza smettere di riprendere, un’anziana colpita nel pieno della sua passione ciclistica dal simbolo più cocente della sua attenzione - un’intera bicicletta professionistica in fronte, per via di una caduta - sia che si tratti più piacevolmente di una stretta di mano prima del tempo, fra due compagni di squadra che sanno di dover perdere, e pure di aver fatto una gara eccezionale. Continua a leggere ‘Che meraviglia le riprese del Tour de France’

Stasera mi debutto, mi debutto con Emanuele Filiberto

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Qualcuno penserà che se la grande novità dei format televisivi della prossima stagione si intitolerà Il ballo delle debuttanti, forse, in fondo, non deve trattarsi poi di questa grande novità. E forse avrebbe anche ragione. Abbiamo già visto, soprattutto col caso del Bachelor (presto soprannominato Becero), come questo tema delle verginelle morali non paghi troppo alle nostre longitudini.
Solo, nel caso del Becero, si trattava di concorrenti che alacremente si sarebbero dovute eliminare a vicenda per sperare di conquistare il cuore di uno scapolone d’oro di origine barese, scelto a dire il vero molto a immagine e somiglianza del committente Berlusconi Jr., anche se, ovviamente, conoscendo il vice-presidente di Mediaset, la scelta tendente all’omaggio in stile signore rinascimentale (invece che affrescato, rappresentato in forma di tableaux vivants) sarà al massimo scaturita da qualche addetto al casting particolarmente solerte. Beninteso.

Il ballo delle debuttanti, invece, prevede innanzitutto la presenza della produzione “forte” di Maria De Filippi. E non si tratterà affatto di una sperimentazione a fondi leggermente perduti, magari estiva, come nel caso del Becero. Partirà in pompa magna il 14 settembre, in prima serata su Canale 5, con tanto di doppia conduzione, rischiosissima a nostro parere, Garrison Rochelle e Rita dalla Chiesa. La figura del premio finale, che qualche stagione fa finiva per consistere in un semplice pugliese palestrato, questa volta sarà costituita in gran parte della presenza di Emanuele Filiberto di Savoia, membro della giuria (forse presidente), che accompagnerà coi suoi giudizi e le sue dichiarazioni in italiano la vincitrice per tutto il lungo percorso che la condurrà fino ai saloni dell’Opera di Vienna. Continua a leggere ‘Stasera mi debutto, mi debutto con Emanuele Filiberto’

Medico in famiglia vs. Beautiful

Nel lento e regolare moto ondoso delle repliche estive, si stagliano due fenomeni opposti, e interessanti per motivi molto differenti: le vere repliche del Medico in Famiglia, e le nuove puntate di Beautiful, che comunque somigliano a delle repliche estive. Repliche ideali di un programma che, in fondo, non ha mai avuto il coraggio di andare in onda effettivamente una prima volta.
La serie del Medico (proposta da Rai Sat Extra a fiotti regolari, e da giugno anche nelle notti insonni di Rai Uno) si attesta a tali livelli di realismo che il suo pendant rovesciato, la soap Beautiful, non può che accettarne una sfida ideale, dove riecheggi quella incessabile fra natura e astrazione, fra l’uomo e la sua mente, di cui i campioni televisivi provengono dai casati Martini e Forrester.

Nel Medico il naturalismo è spiccato e costante al punto che, in un intreccio in cui gli attori crescono o invecchiano insieme ai personaggi, le esperienze personali e i tempi fisiologici scorrono insieme con quelli recitativi, innescando una sorta di bio-fiction. Più del soggetto, della regia e delle scene, si celebra l’uomo, la donna o il bambino che resiste dentro ogni interprete e ne influenza la recitazione, amplificando in uno spettacolo le realtà individuali di cui egli è il segno collettivo. Continua a leggere ‘Medico in famiglia vs. Beautiful’

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La morta presunta del Festivalbar

L’edizione 2008 del Festivalbar, come si apprende in questi giorni di giugno, dalla disperazione sul volto dei venditori abusivi di cd masterizzati del Festivalbar 2008, andrà in forma ridotta. E non per venire incontro alle facoltà mentali di qualcuno; anche se, si sa, il pubblico del Festivalbar, anche ai tempi d’oro, non è che abbia mai brillato per dottorati di ricerca o anche solo attenzione ai testi delle canzoni. Le sole due serate finali saranno rese disponibili al pubblico affezionatissimo, ancora privo di MySpace, solo a settembre. Tutto questo avviene, secondo i vertici di Italia Uno, per via della concorrenza spietata degli Europei di calcio, anche se non ci crediamo fino in fondo.

Questa edizione avrebbe dovuto rappresentare la consacrazione, da parte della televisione di massa, di Lucilla Agosti, stellina della televisione di nicchia, che si era affacciata a “sto mondo infame” dapprima con la sua conduzione del dopofestival di Sanremo, poi con la paventata (da Ilary Blasi e Chanel Totti) partecipazione alle Iene come primo volto femminile. Possibilità smentita, e poi ridimensionata dalla notizia di una Lucilla semplice Iena (ma finalmente sexy, e forse pure priva occhiali da sole).
Teo Mammuccari è unito more uxorio a Thais la velina, dunque del suo evidente dispiacere ci limitiamo a prendere atto. Continua a leggere ‘La morta presunta del Festivalbar’

Fabrizio Corona nel Paese dei balocchi

Oggi in edicola sull’Opinione.

Da qualche tempo c’è un motivo in più per cui dobbiamo essere grati a Claudio Brachino, oltre che di aver saggiamente scelto di non allinearsi agli orari di Uno Mattina per il suo Mattino 5 (forma libidinosamente chiasmica e maschiamente fininvestiana dello storico titolo di Rai Uno). Brachino è direttore di Videonews, la testata di Mediaset cui fanno capo diversi contenitori di infotainment spinto, dedicato alle più distanti nicchie di pubblico: dai brufoli dei giovani ascoltatori di Lucignolo, nelle corte notti televisive estive, alle spesse lenti di tanti anziani. In occasione del lancio di questa stagione di Lucignolo proprio Brachino amò stupire giornalisti e pubblico con due dichiarazioni. Una riguardava l’ingresso di Melita Toniolo nel cast della trasmissione, scelta che si è rivelata vincente, perché la Toniolo è molto lontana dall’essere Mascia del Grande Fratello e Alessia Fabiani messe insieme (duo sexy di Lucignolo qualche stagione fa). E poi perché il suo modo di fare provocatorio sta contribuendo a rilanciare il senso dell’umorismo di una canale giovane, che cominciava a invecchiare, sotto il peso della sua stessa gioventù forzata, come Italia 1 è dai tempi della decadenza della Gialappa’s. Continua a leggere ‘Fabrizio Corona nel Paese dei balocchi’

Ma quanto sono tech

Prova di post con blogit da iPhone. Però se non si possono mettere le immagini non è che valga a molto, pensavo fra me e it.

Il triste carillon delle Veline

Da “L’Opinione” del 6 giugno 2008.

Da questa settimana riprendono le registrazioni di Veline, il format estivo che, alla maniera di numerosi sito porno amatoriali di grande successo, ha reso il momento del casting non solo parte integrante di un qualche spettacolo, ma anche lo spettacolo stesso nella sua interezza. Come da tradizione, candidate provenienti da ogni parte d’Italia si contendono il titolo di mora e bionda tinta più telegeniche d’Italia, a patto che sappiano ballare poco, e che la bionda finta sia finta anche al momento della sottomissione della sua foto per le selezioni preliminari. Come si dice in questi casi, deciderà il televoto. Anche il concetto di velina è decaduto, nel corso degli anni. Un tempo erano l’emanazione celestiale di un decisionismo almeno semidivino, che giungeva una volta a settembre, senza diritto di interferirvi da parte degli spettatori, mai delusi dalla loro fede. Anzi, forse in fondo desiderosi di sottomissione a un mondo lontano, intangibile, l’iperuranio per le loro vite quotidiane: una redazione di programma televisivo comico ripieno di belle donne. Continua a leggere ‘Il triste carillon delle Veline’

Su Luca Sardella su Janira Majello

luca sardella

Pezzo di domani nella rubrica sull’Opinione. L’ho sempre scritta, ma non so perché non ve l’ho segnalata per un po’. Comunque mi state simpaticissimi lo stesso.

Di tanto in tanto non ricordarsi di Luca Sardella è inumano. Di più: è inquinante, e un poco puzza. Questo arbre-magique dei palisesti, questo divor-odor di tutte le brutture di Rai Due (che da quando ci sono i reality di serie B e B2 non sono affatto poche), questo corpo forestale della tv di stato, è effettivamente un personaggio dal sapore unico, che andrebbe, più che rivalutato, valutato davvero per la prima volta.

In attesa che questo avvenga, ci limitiamo a dirvi quanto ci piace il modo in cui solo Luca riesca a coniugare serietà nella conduzione e velleità canore, profonda conoscenza di piante e fiori (con tanto di relativa laurea in agraria) e quella della sua perpetua televisiva Janira Majello, insieme alla quale nasconde uno dei segreti meglio tenuti della nostra televisione: i due ci sono o si fanno?
Mai qualcosa che possa rivelare qualcosa di più di quella stima professionale e pseudo-erotica, che tanto contraddistingue i concorrenti di talent show sul ballo, come Ballando sotto le Stelle, e segnatamente Hoara Borselli e il suo Stefano Di Pasquale.

Facile, direte voi, per due ballerini eroticizzarsi ed eroticizzare noi, dovendo stare avvinghiati per interi quarti d’ora a ritmo di tango, bachata, o qualunque altra movenza Hoara sia convintissima di saper padroneggiare. Il difficile è farlo quando bisogna trattare di come potare i geranei della scorsa stagione. Sono momenti difficilissimi, per un conduttore che realmente ci voglia provare, con la sua assistente giovane e carina, una di quelle anche abbastanza intelligenti da non badare al suo cappello pastello, ton su ton con la giacca, per di più. In quei momenti, anche solo un volo pindarico dalla scaletta, in favore di argomenti come l’impollinazione, potrebbe fare la differenza. Continua a leggere ‘Su Luca Sardella su Janira Majello’

Come Giovanna Zucconi domò Battiato

giovanna zucconi

Domani - 1° maggio - in edicola sull’Opinione.

Gargantua di Giovanna Zucconi è un talk-show sui libri con grandi ospiti, anche performanti (come Stefano Benni della puntata di questa settimana, che si legge da solo che è un piacere), e una conduttrice leggermente troppo timida per sfondare.

Giovanna rappresenta in una Rai Tre sempre attenta alle minoranze l’estetica della compagna di università dai lunghi treni e dalle occhiaie malissimo nascoste, un’Anna dai capelli rossi senza neanche l’attrattiva dei capelli (che ora le sono biondi e a caschetto), ma tante letture da consigliare. Questo è un limite che non permette allo show di decollare quanto dovrebbe. Non che potrebbe in alcun modo competere con Cultbook di Stas Gawronski o a Tutto Volume di Daria Bignardi. Ma questi sono rispettivamente uno un programma di Rai Edu condotta da un paraculo di cultura e l’altro era una creatura di Daria Bignardi di troppi anni fa.

Per il resto, a Gargantua non manca niente: bella musica, suonata e cantata dal vivo, studio accattivante e grossi contatti con i tipici ospiti inospitabili, che non andrebbero da nessuna altra parte in televisione, e vengono qui perché non sanno esattamente di cosa si tratti. E’ suggestivo l’ingresso di questi ospiti tutti in coro, insieme alla conduttrice e a qualche orchestrale, fra cui non c’è il sosia di Franco Battiato e del citato Benni, ma loro due in carne ed ossa, che probabilmente non si parlerebbero neanche se imprigionati insieme da mesi in casa della Zucconi con la Zucconi. Ma il bello di questo - manco a dirlo - pantagruelico contenitore di cultura è proprio quello di saper mescolare apparentemente male le distanze più evidenti, e poi intervistare proprie redattrici mentre la tensione cala o sale secondo l’umore di Battiato. Continua a leggere ‘Come Giovanna Zucconi domò Battiato’

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